lunedì, 30 Novembre 2020
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Primo lotto. I risultati del monitoraggio ambientale

Riduzione dell’anidride carbonica (CO2) grazie all’assorbimento delle piante e tutela della fauna. Due obiettivi che Autovie Venete ha raggiunto nel primo lotto (Quarto D’Altino-San Donà di Piave) della terza corsia della A4 Venezia-Trieste, aperta al traffico nel 2014. Tutte le fasi di costruzione dell’opera hanno previsto un intenso monitoraggio ambientale che è proseguito anche negli anni successivi all’ultimazione del tratto. Nel primo lotto è stato il dottor Paolo Turin, in qualità di consulente dell’Associazione Temporanea di Imprese (A.T.I) formata da SEA Consulenze e Servizi S.r.L. di Trento e da Italferr S.p.A. di Roma effettuare i monitoraggi. Scopo dei controlli: verificare che le opere di mitigazione ambientale svolgano al meglio la loro funzione ossia ridurre il più possibile l’impatto dell’opera sul territorio.

I risultati

Nel primo lotto, dove sono state messe a dimora 90 mila piante e oltre 17 mila alberi su un campione di 1.251 piante attualmente presenti nelle nuove aree boscate a Querco-Carpineto messe a dimora, ogni anno vengono assorbite circa 115 tonnellate di anidride carbonica.

Monitoraggio ambientale primo lottoProprio per l’ottenimento di risultati simili, preziosi per l’ambiente, nel corso degli anni, l’attenzione allo stato della vegetazione continua a essere alta. Nella fase post operam, i tecnici hanno monitorato l’aspetto fitosanitario delle piante messe a dimora (tra cui salici, edere, arbusti, ontani, querce, noccioli, aceri, biancospini) monitorando le condizioni della corteccia, del fogliame, del tronco nonché la loro crescita. Più le piante crescono, infatti, più la capacità di assorbire CO2 aumenta. Risultati importanti dal punto di vista ambientale sono stati ottenuti anche grazie alla costruzione dei 22 bacini idraulici. Si tratta infatti di impianti che trattengono l’acqua in surplus – raccolta attraverso dei fossi di guardia o canalette – e dopo averla trattata la restituiscono pulita alla rete idrografica in modo graduale. Grazie ai monitoraggi, si è scoperto che questi impianti rappresentano una importante opportunità naturalistica. In particolare quegli impianti dalla configurazione che si avvicina di più a uno stagno (sponde inerbite e più dolci rispetto a quelle in cemento, fondo con più livelli di profondità) sono un punto di attrazione per gli animali. In un contesto fortemente antropizzato infatti, i bacini rappresentano delle piccole oasi di biodiversità.

La tutela della fauna

Alcune specie di uccelli, quindi, hanno scelto proprio questi impianti come luogo per alimentarsi, svernare e in alcuni casi nidificare. Dal martin pescatore, all’airone cenerino, dal marangone minore (una sorta di piccolo cormorano) a specie più comuni come lo scricciolo e il fringuello. La tipologia di vegetazione acquatica che si è adattata meglio ai bacini è stata quella elofita ossia quella che emerge dall’acqua come il fragmiteto (cannucce di palude). Maggiore è il successo di attecchimento del canneto, maggiore è la presenza dell’avifauna. Il canneto fornisce infatti riparo, risultando un punto attrattivo per la nidificazione di alcune specie. Tra queste ci sono la gallinella d’acqua, la folaga, il tuffetto, il germano reale: tutte specie acquatiche. È stata inoltre rilevata la presenza di una specie di uccello molto importante poiché di interesse comunitario: il cavaliere d’Italia. I bacini idraulici, nonostante si trovino in prossimità dell’autostrada, in zone quindi disturbate dal rumore, non sono frequentati spesso dall’uomo, salvo per le manutenzioni degli impianti e per questo motivo rappresentano il luogo ideale per gli animali.

 

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