martedì, 27 Ottobre 2020
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Terza corsia. Il monitoraggio della flora

La costruzione di un’infrastruttura di qualsiasi genere ha inevitabilmente un impatto sull’ambiente. Ma oggi, a differenza di quanto accadeva in passato, la sensibilità nei confronti del territorio è molto elevata e quindi la progettazione è sempre estremamente attenta. Nell’ambito dei lavori della terza corsia della A4 Venezia-Trieste il monitoraggio ambientale per preservare il territorio è affidato a ditte esterne che lavorano in sinergia con Autovie Venete e il Commissario delegato per l’emergenza della A4. Nel I sub lotto (Portogruaro-Alvisopoli) del II lotto è la ditta Sina Spa, Società di Ingegneria delle grandi Infrastrutture a effettuare il monitoraggio della flora. L’obiettivo è il mantenimento della vegetazione nonché la tutela della flora tipica di una zona. Quando è possibile, infatti, si spostano le piante, anziché tagliarle e, nella scelta di quelle da piantumare, si privilegiano le specie autoctone.

Un’area verde di particolare pregio non può essere spostata?

In questo caso si sposta l’infrastruttura. Proprio così, compatibilmente con i costi, i progettisti cercano una soluzione alternativa. È accaduto così per il Bosco di Alvisopoli, un sito protetto e conosciuto per la presenza di un lembo residuo di Querco Carpineto Planiziale (testimonianza del tipo di bosco che ricopriva la pianura padana eoni fa) oltre che di una nutrita popolazione di una rara specie di anfibi (la Rana di Lataste) che vive nel laghetto del bosco. Nell’area protetta nidificano anche diverse specie di uccelli come l’airone cenerino e la garzetta nitticora. Il progetto della terza corsia in quel tratto (Portogruaro-Alvisopoli) prevedeva l’allargamento dell’asse autostradale sia a nord che a sud. Per rispettare il bosco è stato scelto di allargare tutto a nord, così da non sacrificare gli alberi. Il monitoraggio avviene quindi in tutte le fasi di costruzione dell’opera, sia per le piante già esistenti, ma anche su quelle piantumate ex novo a compensazione delle aree sacrificate per allargare l’autostrada.

Il monitoraggio post operam

L’obiettivo del monitoraggio post operam è, infine, quello di controllare come stanno le piante, verificando se sono state piantumate nella stagione giusta (se la stagione è sbagliata c’è il rischio che muoiano) se la vegetazione è stata seminata in un terreno adatto (in caso contrario crescerà più lentamente). La verifica comprende anche l’aspetto fitosanitario per essere certi che i parassiti non abbiano attaccato le piante, che le condizioni del terreno siano favorevoli, che la crescita sia corretta. È importante inoltre osservare il “percorso di vita” della vegetazione piantumata ex novo. Le piante hanno infatti una doppia valenza per l’ambiente attraversato dall’autostrada: sono infatti delle ottime alleate contro l’inquinamento acustico (attenuano il rumore) e contribuiscono inoltre a ridurre le emissioni di Co2.

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