martedì, 27 Ottobre 2020
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La gestione ambientale della terza corsia

Può un naturalista avere a che fare con l’autostrada? La risposta è: certamente sì! Perché flora e fauna sono un patrimonio prezioso che la moderna progettazione delle infrastrutture salvaguarda attentamente, avvalendosi anche di queste figure professionali. Asfalto, guard rail, segnaletica, traffico sono sicuramente gli elementi che vengono alla mente parlando di autostrada e se poi dagli oggetti passiamo alle persone, le figure professionali direttamente collegate sono i tecnici, gli operai, i progettisti. È vero, ma nel Terzo Millennio del team che progetta e realizza fanno parte anche i naturalisti che studiano il territorio e valutano l’impatto ambientale dell’opera. Anche Autovie Venete, che sotto l’egida del Commissario delegato per l’emergenza in A4 sta costruendo la terza corsia lungo la A4 Venezia-Trieste, si avvale di questi esperti nonché di ditte specializzate nei monitoraggi ambientali. Nel cantiere del primo sub lotto (Portogruaro – Alvisopoli) del secondo lotto (San Donà di Piave – Alvisopoli), per esempio, opera Sina Spa (Società di Milano di ingegneria delle grandi infrastrutture) che svolge proprio l’attività di monitoraggio.

Il lavoro dei naturalisti

Laghetti di Farra
© Foto Petrussi

Pietro Micheli, dottore in Scienze Forestali e Matteo De Luca, dottore in Scienze Naturali sono due dei tecnici del team (formato da 5 persone per quanto riguarda la parte di flora e fauna) di Sina. Il loro compito è controllare la porzione di territorio interessata dai lavori che rientra in Rete Natura 2000, rete dell’Unione Europea dove sono raccolti tutti i siti di interesse comunitario (SIC) e le zone di protezione speciale (ZPS). Nel primo sub lotto i siti “sotto osservazione” sono il fiume Lemene, la roggia del Reghena, il canale Taglio, le Cave di Cinto Cao Maggiore e il Bosco di Alvisopoli. Nella fase “ante operam” viene fatta una fotografia dello stato “di fatto” del territorio, mentre durante la fase “in corso d’opera” viene monitorata l’evoluzione dei lavori e le loro ricadute sull’area. Nell’ultima fase, “post operam” viene verificata l’efficacia delle misure di mitigazione ambientale adottate. I tecnici svolgono un’attività di verifica periodica, programmata in periodi specifici per ogni singola specie animale o vegetale. I risultati dei campionamenti effettuati vengono messi a confronto con gli indici di riferimento che permettono di verificare eventuali scostamenti. Tutte le informazioni raccolte da chi esegue i monitoraggi (quantità e specie trovate, strumentazione utilizzata durante il rilievo, tipologia di habitat), vengono riunite in apposite schede, condivise prima con Autovie e il Commissario e poi inviate ad Arpav (ente regionale per la prevenzione e protezione dell’ambiente del Veneto) che provvede a validare il tutto. I funzionari dell’ente, durante il monitoraggio, possono assistere personalmente alle attività per controllare la correttezza delle modalità operative.

L’altro lato del monitoraggio

La natura riserva sempre sorprese e all’occhio clinico degli esperti non sfugge nulla. Esplorarla, studiare la flora e la fauna, analizzare i comportamenti degli animali, porta a fare scoperte interessanti, non sempre rilevanti dal punto di vista del monitoraggio per la costruzione della terza corsia, ma senz’altro preziosi e utili in altri ambiti di ricerca e lavoro. La presenza dei chirotteri che sorvolano alcuni fiumi per cacciare, ad esempio, indica che la qualità di quel corso d’acqua è buona. Il monitoraggio è utile anche permette di effettuare una sorta di censimento, evidenziando la presenza di specie alloctone, vale a dire “importate”, come i piccoli pesci utilizzati come esca (Pseudorasbora parva) che restano negli stagni a pesca conclusa ma anche il persico sole, la gambusia, il carassio. Durante i monitoraggi sono state scoperte – purtroppo – anche alcune specie infestanti. È il caso del Gambero della Lousiana (il cosiddetto gambero killer) che preda sia altre specie di gamberi che alcuni anfibi. È un “invasore” davvero molto pericoloso per l’equilibrio dei laghetti e dei fiumi e quindi l’unica modalità per contenerne gli effetti dannosi è il controllo finalizzato all’eradicazione. Oppure, come hanno pensato di fare un gruppo di ragazzi berlinesi, proporlo come piatto prelibato.

 

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