lunedì, 30 Novembre 2020
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Autostrada. Il percorso dell’acqua

Un percorso perfettamente organizzato quello che compie l’acqua quando piove: dalla carreggiata fino a un bacino realizzato ad hoc che funge da polmone rilasciandola gradualmente – dopo averla ripulita – e ridistribuendola nella rete idrografica. È quello che “costruisce” Autovie quando realizza una nuova infrastruttura come, ad esempio, la terza corsia dell’autostrada A4. Quando piove su un terreno naturale, o comunque non pavimentato e quindi permeabile, l’acqua viene per la maggior parte assorbita dal suolo, mentre una parte minore raggiunge la rete idrografica. Se l’acqua, invece, cade su un suolo pavimentato, come nel caso dell’autostrada, non viene assorbita, ma confluisce direttamente, con un volume maggiore e con più rapidità, nella rete idrografica sovraccaricando il reticolo. Ecco perché quando si costruiscono nuove infrastrutture, è fondamentale rispettare il principio di invarianza idraulica.

Gli impianti trattamento delle acque lungo l'autostrada A4 Venezia - Trieste
Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

Che cosa significa? Significa che nella rete, a valle della superficie che si impermeabilizza (in questo caso con l’asfaltatura della terza corsia) va mantenuta la stessa portata che transitava prima della trasformazione del suolo, quando il terreno svolgeva la sua funzione di assorbimento. Per questo, lungo la rete di Autovie, sono stati realizzati degli appositi bacini idraulici – in totale sono 240 –  con il fondo impermeabilizzato per raccogliere appunto le acque in surplus. Prima di raggiungere questi bacini, l’acqua segue un iter preciso che prevede più fasi di depurazione. Attraverso i fossi di guardia o delle canalette di cemento (a seconda del progetto) l’acqua giunge in una sorta di vasca di cemento armato dove, in una prima fase sedimenta sul fondo le parti solide trasportate – polveri sabbie e detriti – e, successivamente, passando attraverso dei filtri a coalescenza, subisce un trattamento di disoleazione in cui oli e idrocarburi vengono separati.  A questo punto l’acqua riempie i bacini idraulici e infine, tramite una stazione di sollevamento, costituita da pompe di piccola taglia, viene reimmessa nel reticolo idrografico con la portata caratteristica della superficie prima dell’impermeabilizzazione. Lungo la A34 Villesse – Gorizia è stata sperimentato una ulteriore modalità di filtraggio delle acque “sporche”: la fitodepurazione. In cosa consiste? L’acqua, dopo le fasi di sedimentazione e disoleazione, arriva in un catino rivestito da un telo impermeabile colmo di sabbia che ospita un’apposita vegetazione (cannucce di palude) adatta ad assorbire altre sostanze inquinanti come l’azoto. A valle della fitodepurazione, le acque attraversano il cosiddetto “stagno umido” per poi essere infiltrate lentamente nel sottosuolo grazie a un ulteriore area vegetata. Stagni umidi e bacini idraulici possono svolgere un ulteriore importante ruolo anche come “zone umide” divenendo habitat molto attraenti per diverse specie di uccelli, come cormorani, cigni, gallinelle d’acqua, germani reali ed altri ancora.  Purtroppo non sempre è possibile dare valenza ambientale ad impianti che in primo luogo nascono con il compito di depurare e laminare le acque. Questi impianti infatti, se da un lato devono rispondere a esigenze di agevole manutenzione e al contempo garantire l’adeguata sicurezza (recinzione), dall’altro non sempre possono presentare condizioni ecologiche adeguate, come ad esempio, la presenza d’acqua costante, indispensabile a permettere lo sviluppo della vegetazione.          

 

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