mercoledì, 14 Aprile 2021
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Operai al tempo del COVID

Essere operai della terza corsia dell’autostrada A4 al tempo del Coronavirus “è un po’ come far parte della storia nella storia”. Chi lo dice è Filippo Lucido, 40 anni ancora da compiere – a luglio –, origini sicule, di Caltanissetta, friulano d’adozione da otto anni (per stare vicino alla propria famiglia). Lucido lavora per il consorzio Lemit, nel cantiere del primo sub lotto del secondo lotto (Alvisopoli – nodo di Portogruaro). Da 20 anni fa parte dell’azienda Rizzani De Eccher e, nonostante la giovane età, ha maturato una notevole esperienza girando per tutta l’Italia e all’estero, in Lussemburgo. “Di sicuro la terza corsia è una sfida – afferma -. Eseguire lavorazioni così particolari a traffico aperto con le macchine e i tir che ti corrono a fianco è difficile, nonostante ci siano tutti i dispositivi di sicurezza per la protezione, barriere autostradali comprese. Bisogna avere non due occhi, ma quattro. I rischi sono sempre dietro l’angolo ma abbiamo un’ottima formazione alle spalle”.      

Operai nei cantieri della terza corsia ai tempi del CovidA questa sfida se n’è aggiunta un’altra negli ultimi mesi: il Coronavirus. Oltre a caschetto, scarpe anti infortunistica, giacca catarinfrangente – i cosiddetti dispositivi di protezione individuali – gli operai sono tenuti ora a indossare guanti e mascherine e a mantenere la distanza interpersonale di un metro.

Il protocollo nei cantieri è rigido. Ogni mattina le maestranze si radunano in un punto di raccolta del campo base, senza creare assembramenti. Il capo cantiere misura la temperatura corporea degli operai con un termoscanner. L’accesso agli uffici è consentito solo a coloro che hanno una temperatura inferiore a 37,5 gradi. Dopo aver igienizzato le mani, il personale è tenuto a indossare guanti e mascherine. “Convivere e lavorare con tutte queste prescrizioni non è facile – commenta – ma è nostro compito rispettare le indicazioni per il bene di tutti. Ci dobbiamo adeguare sapendo che non sarà più come prima”. Anche nella vita privata, Filippo cerca di rispettare il più possibile le regole. “Evito i contatti con altre persone, rinuncio agli aperitivi a fine lavoro, per non portare il virus a casa o tra i miei colleghi”, spiega.

Anche Fulvio Basso, 60 anni di Pocenia, è uno ligio al dovere. “Tenere la mascherina quando c’è tanto caldo è abbastanza complicato. Ma i sacrifici vanno fatti”, dice. Basso lavora per il consorzio Tiliaventum nel terzo lotto della terza corsia (Alvisopoli – Gonars). Prima ha fatto il “giramondo”, impiegato in alcuni cantieri in Russia, Algeria e Libia. “Ma mai – puntualizza – mi era capitato di lavorare per un’opera autostradale del genere. Noi friulani dobbiamo essere orgogliosi di questa nuova infrastruttura. Mi sento onorato di far parte di questo team”. Il caso vuole che il padre di Basso facesse parte delle ditte che costruirono la A4 Venezia – Trieste a due corsie. “Trasportava ghiaia”, precisa.  “Abbiamo dato anima e corpo – conclude – per finire questa opera nel più breve tempo possibile. Manca poco. E ce la faremo. Nonostante il Coronavirus”.     

 

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