domenica, 26 Settembre 2021
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Una vita da esattore

Una foto autografata di Renato Zero consegnata direttamente dal cantante e un foulard che Little Tony gli ha simpaticamente offerto quando lui gli ha fatto i complimenti dichiarandosi suo fan. Succedeva anche questo, tanti anni fa, in autostrada, anzi al casello dell’autostrada A4 ? Venezia Est per la precisione ? dove lavorava, come esattore Maurizio Rossato. “In quegli anni il telepass era diffuso pochissimo ? ricorda ? e quindi anche i personaggi famosi passavano nelle piste manuali. Il casello di Venezia Est che in realtà quella volta era una barriera, rappresentava una sorta di crocevia, di snodo viario per chi andava era diretto a Venezia o verso le altre direttrici di traffico.”. Episodi simpatici e gratificanti che Maurizio da trentasette anni dipendente di Autovie Venete, ricorda con molto piacere. Non solo gli unici, certo, perché in tanti anni di rapporto diretto con il pubblico “ti capitano innumerevoli episodi singolari ? conferma ? e ogni volta dici a te stesso me li segno e poi scrivo un libro. In realtà il tempo vola, non lo fai e alla fine te li scordi pure.” E’ una professione, quella dell’esattore, che richiede pazienza, disponibilità, attenzione ma anche ? come in tutti i lavori del resto ? una buona dose di passione. E la passione, a Maurizio – attualmente in servizio proprio al casello di Venezia Est – non manca di certo, visto che ancora oggi è soddisfatto di ciò che fa “anche se ? afferma ? il lavoro è cambiato molto perché l’automazione (telepass soprattutto) se da un lato ha velocizzato le operazioni a vantaggio degli utenti, dall’altro ha ridotto le opportunità di rapporto diretto con chi transita al casello”. “Il rapporto personale esattore-cliente però ? prosegue – è ancora molto apprezzato, forse più che in passato. Un sorriso, un buongiorno allegro, una battuta, sono molto graditi dagli utenti, probabilmente perché rasserenano la giornata”. Le piste “manuali”, quelle appunto dove c’è un esattore ? sono molto frequentate, contrariamente a quanto si può pensare “più dagli italiani che dagli stranieri ? precisa ? perché gli italiani sono più diffidenti nei confronti dei metodi di pagamento automatico, soprattutto se si tratta di persone di una certa età. Ecco, il sorriso, in questo caso arriva da loro, non appena mi affaccio per prendere il biglietto e poi ringraziano sempre”. L’adozione del telepass da parte di un numero sempre maggiore di utenti ha ridotto le code in ingresso e in uscita, reso più fluida la circolazione e ridotto anche lo stress per gli esattori. “E pensare che all’inizio della carriera ? ricorda ? oltre a prestare la massima attenzione al momento dell’incasso del pedaggio e nel dare il resto, bisognava anche riconoscere il la cilindrata della vettura per capire rapidamente in che categoria rientrava e, di conseguenza, applicare la tariffa esatta!” Prima dell’adozione del biglietto magnetico, infatti, si usavano le schede perforate e la classificazione delle auto avveniva in base alla cilindrata. L’utente, all’ingresso in autostrada dichiarava la cilindrata della vettura e riceveva una scheda. I furbi erano parecchi e, naturalmente, dichiaravano una cilindrata minore per pagare meno. La bravura dell’esattore, quindi, era anche quella di riconoscere al volo modello e conseguente cilindrata. Fonte preziosissima di informazioni stradali, un tempo, ma anche ora (“sono molti quelli che pur avendo il navigatore satellitare in auto non si fidano”, ammette Maurizio ridendo), chi lavora ai caselli deve disporre anche di un notevole self-control, perché non mancano gli episodi “negativi”. “Persone maleducate e pure aggressive ? conferma ? che bisogna saper gestire e non sempre è facile. Io punto tutto sull’empatia e la gentilezza. Il più delle volte funziona”.

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