domenica, 26 Settembre 2021
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Code. La teoria di William Beaty

Meglio occupare fino all’ultimo centimetro libero dello spazio compreso tra la nostra
auto e quella che ci precede in coda – in un nervosismo crescente sincopato da un
colpo di freni e uno d’acceleratore – o lasciare qualche metro libero davanti a
noi e avanzare placidamente mantenendo una distanza più o meno costante? La
seconda che hai detto, se vuoi evitare l’ingorgo, almeno stando all’ipotesi
sviluppata da William Beaty è un ingegnere elettrico di Seattle. La sua teoria,
il cui spunto deriva dal suo ruolo di pendolare, conferma che le congestioni si
possono prevenire se i comportamenti dei guidatori rispettano determinate
regole. William  è uno scienziato dilettante, ma la sua teoria è già stata citata in più d’un lavoro scientifico d’alto livello. Gli ingegneri del traffico di Autovie condividono: il flusso di
traffico, anche elevato, si mantiene fluido se la velocità e la distanza fra un
veicolo e l’altro rimangono costanti. Una situazione teoricamente perfetta, che
non tiene conto però delle cosiddette “oscillazioni casuali”  come le deviazioni per entrare e uscire dalle aree di servizio o per imboccare gli svincoli di uscita dall’autostrada o,
ancora per attraversare i nodi (le interconnessioni fra assi autostradali).
Interruzioni della fluidità che inevitabilmente interrompono il flusso
provocando rallentamenti che a loro volta causano le congestioni. La teoria
dell’ingegnere William Beaty, sicuramente in ogni caso interessante, considera
i semafori come potenziali “aiutanti” nel limitare la quantità di veicoli su un
certo tratto.  In autostrada, dove non ci sono semafori, questo aiuto viene meno e quindi il numero di mezzi in transito è quasi illimitata. Quasi, perché la capacità dell’autostrada (per quanto riguarda la rete di Autovie Venete) è di 3 mila veicoli/ora. Oltre questo
limite la coda è garantita. La teoria di Beaty, insomma, è affascinante e
sarebbe valida se tutti i conducenti, in caso di ingorgo, lasciassero davanti a
sé uno spazio vuoto abbastanza ampio sufficientemente ampio da consentire loro
di non dover frenare al primo accenno di rallentamento costringendo chi segue a
fare altrettanto, in una reazione a catena poco virtuosa. L’esperienza dice che
la realtà è diversa: il comportamento di molti è quelli di “stando attaccato
alla vettura davanti” pensando di recuperare tempo. Convinzione condivisa, per
contro, è quella di considerare una perdita di tempo il “dare” strada.
Difficile modificare abitudini così radicate. Code e rallentamenti impossibili
da eliminare dunque? Impossibile forse no, difficile di sicuro, almeno fino a
quando non arriverà l’auto a guida autonoma, dove chi comanda sarà l’algoritmo.

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